Errante a New York — l’inizio
Il 2 giugno l’Italia festeggia se stessa. Banda, discorsi, Frecce Tricolori. Io ero a Manhattan da qualche settimana, seduto sull’erba di Bryant Park con un cappuccino che non dimentico, fatto con latte non fresco e una miscela che funzionava. Dettaglio su cui tornerò.
Quindici giorni. Non un tour organizzato, non una press trip — nessuno mi ha invitato, nessuno mi ha offerto nulla, ho pagato tutto di tasca mia come al solito. Sono andato per vedere, assaggiare, capire. Quello che fa un errante quando non riesce a stare fermo.
La prima cosa che noti arrivando a Manhattan è quello che non c’è. Zero moscerini. Zero moto. Zero buche per strada. Zero cartelli stradali con promontori a forma di freccia. Niente ZTL, niente bar che ti guardano storto se prendi un tavolo senza ordinare tre portate. Niente gatti sui banconi dei negozi di alimentari — e qui mi fermo perché non voglio esagerare.
C’è invece il cibo. Ovunque, sempre, a qualsiasi ora, fresco. Non fresco nel senso del cartello plastificato con la scritta “prodotti freschi” — fresco nel senso che lo vedi arrivare, lo vedi tagliare, lo vedi preparare. La verdura tagliata a pezzettini che va a male in un giorno non puoi nasconderla: o la vendi subito o la butti. Meccanismo semplice che da noi fatica a funzionare per motivi che non ho ancora capito del tutto.
Ho mangiato in ristoranti italiani a Brooklyn, ho assaggiato hot dog leggendari e fotocopie abusive dello stesso hot dog, ho bevuto caffè da un vulcano in attività e cappuccini che battono il novantacinque percento di quelli italiani. Ho scoperto che la cucina coreana fa sogni disturbatori se esageri col piccante, che il latte fresco a Manhattan è quasi introvabile ma non è un problema, e che esiste un posto dove lo storione si sposa con le uova strapazzate in modo talmente naturale da chiedersi come mai non lo mangiamo tutti i giorni.
Ho anche assaggiato quattro cose in aereo. Non ne parlerò volentieri ma la cronaca impone onestà.
Da oggi, per tutta l’estate, Errante del Gusto si sposta a Manhattan. Assaggi, ristoranti, supermercati, osservazioni, pensieri. Materiale raccolto in quindici giorni di camminata, taccuino aperto e palato in servizio permanente effettivo.
L’Italia festeggi pure. Io ho del lavoro da fare.
di Luca Scainelli – Errante del Gusto
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