Il jazz a Manhattan
Manhattan è piena di locali dedicati alla musica dal vivo. Piccoli, intimi, dove i musicisti si muovono fra i tavoli come se il palco fosse ovunque. Sassofono, contrabbasso, chitarra — la formazione classica, quella che non ha bisogno di amplificazioni esagerate per riempire una stanza.
Winnie’s Jazz Bar, Midtown. Tende drappeggiate color oro, luci basse, tavolini stretti. L’atmosfera è quella dei locali del proibizionismo — anni Venti, Manhattan che non dorme, whisky servito in tazze da caffè. La storia è nell’aria, nelle pareti, nel modo in cui la gente si sistema sulla sedia prima che cominci il primo pezzo.
Il cibo è coadiuvante, senza pretese — insalate, panini, patatine, qualche pizza. Non è quello il punto. In due si spendono circa 150 euro. Ne vale la pena.
La musica è di livello alto. Non è intrattenimento di sottofondo — è il centro di tutto. Le suonate sono epiche nel senso giusto: costruite, ritmate, con quella tensione che sale e scende e ti porta via se ti lasci andare. Cullati dalla storia e dalle note. A Manhattan, di sera, si può ancora fare così.
di Luca Scainelli – Errante del Gusto
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