Il caffè a Manhattan — da Starbucks al cappuccino della vita
A Manhattan il caffè si beve camminando. In un bicchierone di carta, con il coperchio forato, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non è un vizio — è un sistema di sopravvivenza urbana. Quindici giorni in città e ho assaggiato tutto quello che mi capitava davanti.
Starbucks — il vulcano
Partiamo da Starbucks perché bisogna farlo, almeno una volta. Ho ordinato un americano. È arrivato bollente in modo industriale — non caldo, bollente, come se qualcuno avesse deciso che la temperatura è un problema del cliente. Nessun aroma, nessuna struttura, un amaro generico che si perde subito. Starbucks non vende caffè — vende l’idea del caffè, con il nome scritto sul bicchiere. Voto 30.
Romeo and Juliet Colombian Coffee — la sorpresa
Locale piccolo, caffè colombiano, gestione attenta. Il cappuccino ha convinto: latte non fresco ma miscela che lavorava, equilibrio tra dolce e amaro, temperatura giusta. Il caffè da solo, voto 50 — pulito, con una persistenza che non ti aspetti. La torta che ho preso con il caffè era da 50. Uno dei posti migliori della settimana. Voto cappuccino 60.
Think Coffee e Madman Espresso — la scena specialty
Think Coffee e Madman Espresso fanno parte di quella galassia di specialty coffee che a Manhattan è ovunque — terza ondata, monorigine, estrazione chirurgica. Il risultato è spesso interessante ma freddo, nel senso emotivo. Si beve con rispetto, non con piacere. Onesti entrambi, niente che entusiasmi.
Bagel Pub — il cappuccino della vita
Non me lo aspettavo lì. Un bagel pub, mattina presto, cappuccino con latte non fresco — sulla carta tutto sbagliato. Sulla tazza tutto giusto. Non so spiegarlo. Era il cappuccino migliore che ho bevuto in quindici giorni a Manhattan, forse uno dei migliori degli ultimi anni. Il latte non fresco non ha importato. La miscela faceva il lavoro. Voto 60.
Pop & Bottle — cold brew in bottiglia
Dal supermercato, organic cold brew light roast, 1,48 litri. Unsweetened black. Per essere un cold brew in bottiglia è sorprendentemente pulito — niente retrogusto stantio, acidità contenuta. Utile, non emozionante. Voto 40.
Manhattan e il caffè è una storia complicata. Si può bere malissimo spendendo tanto, e bene spendendo poco, senza nessuna logica apparente. Come quasi tutto in questa città.
di Luca Scainelli – Errante del Gusto
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