Uomo coperto da centinaia di medaglie d'oro satira premi gastronomici fuffa Luca Scainelli

Medaglia Medaglia: Tutti premiati, nessun premiato. Perchè non credo più ai premi

Quando tutti i vini e i ristoranti avranno preso un premio, come faremo a capire dove andare, cosa mangiare e cosa bere? Ormai siamo circondati: c’è il miglior vino del mondo, la pagnotta “più pagnotta”, il ristorante migliore sulla spiaggia, persino il miglior cane a quattro zampe del quartiere o il miglior gatto che fa “miao”. La verità è che ormai sono diventati tutti i migliori.

Uomo sommerso da centinaia di medaglie d'oro satira premi gastronomici fuffa Luca Scainelli

Siamo arrivati alla follia delle categorie: la migliore cantina sopra i 1500 metri, il vino che viene dalle profondità degli abissi, il borgo migliore d’Italia, ormai sono tutti il migliore, il formaggio con meno buchi al mondo o quello che, timido, si scioglie solo a guardarlo. Siamo alla ricerca della pizza più idratata di Milano, ma solo se mangiata in pizzerie con meno di dieci tavoli rivolti rigorosamente a sud, con le sedie in legno che, quando non servono più, finiscono nel forno a legna. E attenzione: non dimentichiamo il lievito madre con batteri indigeni che arrivano da una caverna di Gaeta del 997 d.C.

L’Assurdo è servito

Siamo al teatro dell’assurdo: premi al miglior ristorante che a fine pasto non ti fa pagare il conto, o alla migliore cena di beneficenza a “contributo libero”, con obbligo però di non meno di trecento euro a persona. Premiamo la migliore trattoria di Morterone, in provincia di Lecco, dove quando arrivi sembra di essere nel nulla (infatti gli abitanti sono trentuno). Oppure facciamo il concorso per il “miglior formaggio a latte crudo” con venti partecipanti e ventuno premiati. E gli altri? Dove sono? Magari sperduto chissà dove esiste un genio della caseificazione che si fa i fatti suoi preparando un formaggio raro e inimitabile, ma nessuno lo premia perché non urla.

Il gioco del tennis vs la melassa sociale

Si inventano premi per premiare tutti, ma che senso ha? Nel gioco del tennis non esiste il pareggio, ed è per questo che mi piace: uno vince, l’altro perde. Nei concorsi moderni, invece, si fa galoppare la fantasia affinché anche l’ultimo riceva una medaglietta. Così facendo si appiattisce tutto. È come la ricerca spasmodica di eliminare il dolore o la morte come se non esistessero; ma noi non siamo eterni.

Il verdetto di Quintessenza

Ai premi non credo più. Quando sento quella parola, cambio strada. Anzi, spesso assaggio volutamente tutto ciò che non è stato premiato. È quello che faccio nella mia rubrica “Quintessenza, dalla semplicità alla rarità”, dove assaggio e do un voto vero, che va da 20 a 60. Senza sconti, senza asini che volano e senza medaglie di latta.

La Classifica dei Premi “Ma mi faccia il piacere”

Per non farci mancare nulla, ecco i tre vincitori del mio personale Premio “Asino d’Oro” 2026:

  1. 🥇 Il Premio “Pioniere dell’Idratazione Estrema”: Riservato a quel pizzaiolo che non fa una pizza, ma una pozzanghera lievitata al 110%. Farina macinata a pietra da monaci tibetani ciechi e lievito antidiluviano. Se la pizza non ti scivola nel piatto come un’ameba, non sei nessuno. La verità? Se voglio bere, chiedo un bicchiere d’acqua.
  2. 🥈 Il Premio “Vino degli Abissi Inesplorati”: Bottiglie calate a 300 metri perché “la pressione e il buio cullano il vitigno”. Magari con l’etichetta incrostata di sale fatta col silicone in garage. Il vino è buono se è buono in vigna; se devi affogarlo per venderlo a 150 euro, probabilmente faceva schifo pure a galla.
  3. 🥉 Il Premio “Miglior Ristorante nel Nulla Cosmetico”: Il locale in un borgo con 4 abitanti e un parroco scomparso nel ’94. Devi fare 6 ore di tornanti e rischiare la vita su un mulo. Ci vai solo per dire “io c’ero”, mentre ti pelano vivo per un piatto di spaghetti con la pummarola fatto di pomodori accarezzati da sirene cantanti con in sottofondo Schubert.

Il Consiglio Cinico: Ritorno alla Preistoria

Nell’era pre-tecnologica ci si affidava alla carta, ai libri, al gusto della ricerca. Oggi non c’è più gusto, sono tutti premiati. Tutti premiati, nessun premiato. I premi oggi funzionano come i punti del supermercato: se ne collezioni abbastanza, ti danno la pentola (che è quella dove cucinano la fuffa che vi propinano).

La mia regola è semplice: quando sento la parola “Premio”, cambio strada. Anzi, assaggio tutto ciò che non è stato premiato. Nella mia rubrica “Quintessenza” do voti che vanno dal 20 al 60. Se prendi 20 sei un asino, se prendi 60 hai fatto il tuo lavoro. Smettete di guardare le targhe fuori dai locali. Seguite le persone che hanno i vostri gusti, quelle che si sporcano le scarpe e non prendono mazzette sotto forma di “inviti stampa”. Intercettate i loro movimenti, perché se tutti sono i migliori, fidatevi: nessuno lo è davvero.

di Luca Scainelli – Errante del Gusto

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