KM90 Fidenza — Dove l’autostrada diventa una scusa
C’è un’uscita sull’A1 che ho imparato a rispettare. Non per il celebre Outlet, non per i brand scontati del trenta percento. Per una bottega.
Quando vado a Rimini faccio Brescia-Cremona, poi proseguo. A un certo punto appare l’indicazione Fidenza. Per anni l’ho ignorata. Poi qualcuno mi ha detto: fermati al KM90. L’ho fatto. Non mi sono più fermato di passarci.
La Food Valley non è solo un’etichetta di marketing
Fidenza sta nel mezzo di quello che qualcuno ha chiamato Food Valley — la fascia emiliana che va da Parma a Piacenza, dove il territorio produce Culatello, Parmigiano Reggiano, salumi di ogni foggia e vini che hanno avuto la sfortuna di essere popolari. È una delle zone gastronomicamente più dense d’Italia, e lo è senza sforzo, senza costruzione narrativa: è così da secoli. Il KM90 Ristobottega intercetta quella densità e la mette in vetrina con la serietà che merita — senza il tono da museo, senza il cartello col QR code che ti racconta la storia della norceria locale.
Dentro
Pasta fresca, Grana in forme intere, salumi selezionati — e sì, anche il Culatello, che qui non è un’eccezione da esporre come una reliquia ma un prodotto nel banco come gli altri. Dolci: biscotteria secca, roba morbida, il classico dello scaffale emiliano. Carni con tagli che nei supermercati non esistono più. Luce diffusa, ordine, gentilezza vera — quella dei posti che non hanno bisogno di convincerti di nulla perché la merce parla da sola.
L’ultima volta ho portato a casa del salame felino. Il Felino, per chi non lo sapesse, non si chiama così perché piace ai gatti: viene dall’omonimo paese in provincia di Parma, e ha una grana più fine e un sapore più delicato rispetto al salame Milano. Meno aglio, niente pepe nero in grani. Una cosa quasi elegante, per essere un insaccato.
Il Lambrusco e i suoi nemici
Al KM90 c’è anche una selezione di Lambrusco. Poche cantine, il giusto. Non uno scaffale infinito di etichette per fare numero.
Il Lambrusco è un vino che soffre di un problema di reputazione costruito su decenni di bottiglioni industriali dolcissimi esportati negli anni Settanta e Ottanta verso chi cercava qualcosa di facile e frizzante. Quello non era Lambrusco: era un malinteso in bottiglia. Il vero Lambrusco — Sorbara, Grasparossa, Salamino di Santa Croce — è un’altra cosa: secco o abboccato, frizzante sul serio, rosso o rosato o addirittura bianco con le uve Bianco di Castelvetro, bassa gradazione, grande versatilità a tavola.
Qui a Bergamo se chiedo un bicchiere di Lambrusco vengo guardato come uno che ha ordinato una pizza con l’ananas. Messo in lista nera, escluso dal prossimo Gin Tonic. Eppure è un vino che funziona con quasi tutto — i salumi, certo, ma anche i fritti, la pasta al ragù, persino certi formaggi stagionati. Il fatto che non superi i 10-11 gradi non è una debolezza: è una virtù, specialmente a pranzo quando poi si deve tornare al lavoro.
Una nota pratica
Il KM90 è una tappa che vale sia all’andata che al ritorno. All’andata compri con più calma. Al ritorno compri quello che ti sei pentito di non aver preso all’andata.
di Luca Scainelli – Errante del Gusto
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