La pasta italiana a Manhattan — idrorepellente
Little Italy esiste ancora, in senso geografico. Qualche isolato tra Canal Street e Spring Street, un manciata di insegne al neon, tavolini fuori, menu plastificati con la bandiera italiana. Ferrara Bakery, est. 1892 — la pasticceria più antica di New York, fondata da immigrati napoletani.
Il folclore è stanco. Scimiotta l’atmosfera napoletana — quella vera — senza riuscirci. Tutto è finto, compreso ciò che finisce nei piatti. La pasta arriva come se fosse stata servita con un badile. Porzioni enormi, sapore generico, il sugo che scivola via come acqua su una superficie cerata.
Idrorepellente, appunto.
Quello che interessa qui non è l’italianità — ormai svanita da decenni, consumata dal turismo e dall’omologazione. Quello che interessa è riempire i tavolini. E i tavolini si riempiono di stranieri seduti accanto agli italiani che hanno fatto ottomila chilometri per cercare a tutti i costi il cibo di casa. Un controsenso: sei partito dall’Italia, hai attraversato l’oceano, e finisci a mangiare un pacchero con la pummarola fatto da qualcuno che non ha mai visto Napoli. Nei piatti si vede.
Little Italy a Manhattan è una cartolina sbiadita. Bella da fotografare, deludente da mangiare.
di Luca Scainelli – Errante del Gusto
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