Due sacchetti di carta con bulbi d'aglio in una cassetta di legno su un banco di frutta e verdura

L’unico ortaggio che nessuno chiama per nome

Il fruttivendolo di Entratico tiene l’aglio rosso dentro due sacchetti di carta, appoggiati in una cassetta di legno. Sopra, un cartellino scritto a pennarello. Aglio rosso. Sotto, il prezzo: un euro il pezzo. Poi più niente.

Non c’è l’origine. Non c’è la varietà. Non c’è la categoria. C’è un colore e una cifra, e quello dovrebbe bastarmi per portare a casa la cosa che userò più spesso di qualunque altra verdura comprata oggi.

Chiedo al ragazzo dietro il banco da dove arriva. Mi dice che viene dal sud. Quale sud, non lo sa. Non è colpa sua e non gliel’ho chiesto per metterlo in difficoltà: gliel’hanno consegnato così, in sacchetti di carta, e così lo vende. L’informazione non si è persa in negozio. Non è mai partita.

Poi c’è quel rosso, che è la parte più gentile della faccenda. Scrivere soltanto “aglio” sembrava poco, quasi scortese, e qualcuno ha aggiunto un aggettivo per dargli un aspetto. Il problema è che rosso non è una varietà: è il colore della tunica, e sotto quel colore ci stanno il Sulmona, il Nubia, il Proceno, il Castelliri. Bulbi che non si somigliano quasi per niente. Cambia la dolcezza, cambia la persistenza, cambia il modo in cui ti restano addosso il giorno dopo. In cassetta diventano la stessa cosa.

Provate a farlo con qualsiasi altro banco. La mela ha nome e cognome, e spesso pure l’adesivo. La patata dichiara persino a cosa serve, a pasta gialla, buona per gli gnocchi. Il pomodoro arriva con la cultivar. L’insalata si presenta. L’aglio no. L’aglio è aglio, e se sei fortunato è rosso. È anche l’unica cosa sul banco che si compra a pezzo, senza chiedere quanto pesa.

Poi torni a casa e lo usi. Nel soffritto. Sull’arrosto. Nel pesce. Strofinato sul pane, che è il modo in cui si capisce meglio con chi si ha a che fare. Non c’è cassetto della cucina che lo escluda. Ed è questa la parte che non mi torna: nessun ortaggio entra in tante preparazioni quante l’aglio, e nessun ortaggio viene venduto con così poche informazioni.

Forse funziona così con tutto quello che usiamo sempre. Le cose quotidiane smettono di avere un nome. Nessuno chiede che sale sia. L’aglio è finito in quella categoria lì, e ci sta comodo, perché tanto lo compri lo stesso.

Però il sale non ha due DOP alle spalle. L’aglio sì, e nessuno se ne accorge, perché il cartellino dice rosso e si ferma lì.

Un giorno o l’altro qualcuno dovrà spiegarlo, che l’aglio ha un nome.

di Luca Scainelli – Errante del Gusto

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