Illustrazione pittorica di un agricoltore sorridente in un campo di girasoli al tramonto

Non vedo l’ora che mi compri un americano

Ci sono storie che circolano con una frequenza sospetta. Storie di qualcuno che ha mollato tutto — l’ufficio, la città, la cravatta — per dedicarsi alla terra. Al vino, alle erbe aromatiche, alle carote viola, ai frutti di bosco. All’alba che tinge di rosso i filari mentre le galline ruspanti depositano uova in un pollaio felice.

Sono storie che scaldano. Lo spirito si eleva, l’orizzonte si riempie di possibilità dorate. Peccato che quasi sempre manchino due informazioni fondamentali: cosa faceva prima e quanti soldi aveva da parte.

Perché la vita bucolica ha un costo. E non è basso.

Il miraggio agricolo

Coltivare frutti di bosco, valerianella, erbe aromatiche, carote viola o patate di qualche varietà dimenticata non garantisce un reddito stabile. Non lo garantisce quasi mai. Chi riesce a farlo con una certa serenità economica è perché può permettersi di non guadagnare — almeno per i primi anni, spesso per molti di più. Chi invece ci si butta senza rete, arranca. In silenzio, lontano dai feed Instagram.

Lo stesso vale per il vino, in molti casi. Al Vinitaly, ascoltando i racconti di giovani vignaioli, ho colto una frase che vale più di qualsiasi analisi di mercato: “Non vedo l’ora che mi compri un americano.” Detto sottovoce, con quella stanchezza negli occhi di chi ha capito come stanno le cose. Mettersi a produrre vino — o formaggi, o miele, o sottobosco — è un’attività ad alto rischio di fallimento. Si può fare con le spalle coperte. Altrimenti è scommessa.

Le galline e il terreno

Anche il dettaglio delle galline, tanto caro all’immaginario bucolico, merita una nota di realtà. Le famose galline allevate a terra non bastano che siano “a terra”. Sono animali che rendono arido il suolo su cui vivono: vanno spostate di continuo, per dare al terreno il tempo di rigenerarsi. I frutti e le verdure non crescono rigogliosi senza trattamenti, più o meno invasivi a seconda delle scelte. Non dico che sia inutile. Dico che ha regole, ha costi, ha una curva di apprendimento che quasi nessuno racconta.

La catapecchia in Sicilia

Vale lo stesso ragionamento per un’altra narrativa ricorrente: le case abbandonate al Sud vendute per pochi euro. Non è il prezzo di acquisto il problema. Bisogna ristrutturare — e provate a trovare un falegname disponibile, se ci riuscite. Bisogna arredare. E poi, se ci vai ad abitare, non puoi vivere di pensione. Devi portare un reddito, che venga da qualche parte.

La magione incontaminata, vista mare, sferzata dal venticello tiepido mentre il sole tramonta sull’orizzonte, esiste. Ma ha un prezzo che quasi nessuno mette nel titolo del post.

Raccontare balle è più efficace

Oggi si è più efficaci raccontando un miraggio che una realtà. Chi scrive di queste storie per attirare visualizzazioni lo sa benissimo. Il meccanismo è collaudato: ometti i dettagli scomodi, costruisci l’immagine, incassa l’engagement. Chi legge ci crede perché vuole crederci — e non glielo si può rimproverare.

Ma qualcuno, ogni tanto, può anche dirlo chiaro: la campagna è bella, la terra è seria, e non tutti se lo possono permettere.

di Luca Scainelli – Errante del Gusto

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