Sette promesse in una confezione da cinquanta grammi
Nel pezzo precedente ho messo in fila otto etichette di aglio e ho trovato una scala di centodieci volte, dal bianco spagnolo al nero artigianale. Su una di quelle etichette, però, il prezzo non era la cosa più sorprendente.
La confezione di Nerodisulmona, quella degli Agricoltori Custodi Abruzzesi, oltre al nome della varietà e alla provenienza — le uniche due informazioni che davvero contano su un’etichetta alimentare — elenca sette effetti che l’aglio nero avrebbe sulla salute: riduce il colesterolo, regola la glicemia, contrasta l’affaticamento, aumenta la produzione di collagene, rafforza le difese immunitarie, migliora la memoria, contrasta i radicali liberi. In coda, un richiamo alla tradizione taoista che lo definisce dono dell’immortalità, e la promessa che non lascia alito.
Sette promesse di salute, in una confezione da cinquanta grammi. Ho controllato quante di queste sette abbiano un’autorizzazione europea. La risposta è zero.
Il Regolamento CE 1924/2006 dice che un claim salutistico si può usare solo se è stato valutato dall’EFSA e formulato esattamente come approvato. Per le sostanze vegetali — aglio compreso — quella valutazione non è mai arrivata: mancano studi di intervento sull’uomo che soddisfino i criteri EFSA, e la procedura è stata sospesa. Risultato: circa 2.078 claim su piante sono finiti in una lista “on hold”, dove restano usabili sotto la responsabilità di chi li scrive, in attesa di una decisione che si rimanda da anni. È una zona grigia tollerata, non un’autorizzazione.
Anche restando dentro quella zona grigia, però, la confezione va oltre. Le linee guida del Ministero della Salute sui prodotti botanici assegnano all’Allium sativum due soli effetti fisiologici ammessi: contributo alla normale circolazione del sangue, e contributo al metabolismo dei lipidi. Non «riduzione del colesterolo» — un parametro clinico — ma «metabolismo dei lipidi», un processo fisiologico generico. Non «regolazione della glicemia», ma niente: la glicemia non compare in nessuna lista per l’aglio. Memoria e collagene, allo stesso modo, non stanno da nessuna parte.
C’è poi una distinzione che l’etichetta ignora del tutto. Quelle formulazioni ammesse — anche le due sole vere — valgono per gli integratori alimentari, non per un alimento comune come una confezione di aglio nero venduta al banco frigo. E il Regolamento UE 1169/2011, all’articolo 7, è netto: a un alimento non si possono attribuire proprietà di prevenzione, trattamento o guarigione di una malattia. «Riduce il colesterolo» e «regola la glicemia» non parlano di benessere generico: parlano di parametri clinici, cioè di malattia.
Contattati per un chiarimento, gli Agricoltori Custodi Abruzzesi hanno indicato alcuni studi scientifici sui benefici dell’aglio nero, incluso un lavoro pubblicato su Nutrients nel 2023. È una ricerca vera, ma è uno studio pilota su 62 soggetti, senza gruppo di controllo, e gli stessi autori scrivono che servono ulteriori studi a lungo termine per confermare i risultati. Nessuno di questi lavori, in ogni caso, costituisce un’autorizzazione EFSA per i claim specifici riportati in etichetta: la letteratura scientifica preliminare e l’autorizzazione regolatoria restano percorsi distinti, e la loro risposta lo conferma più di quanto lo smentisca.
Il dono dell’immortalità, quello, resta fuori da qualsiasi tabella EFSA. Ma è l’unica delle sette promesse che almeno non finge di essere scienza.
di Luca Scainelli – Errante del Gusto
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