Alle dieci del mattino, con la mortadella
C’è un momento della giornata che considero sacro e che non ho nessuna intenzione di negoziare con nessuno.
Alle dieci del mattino prendo una rosetta — croccante fuori, quasi vuota dentro, come certa critica enologica — e la imbottisco con fette di mortadella quasi grandi come un 33 giri in vinile. Per farle stare devo ripiegarle. È un gesto che rifaccio da quarant’anni e non mi ha ancora stancato.
Accanto, un bicchiere di Lambrusco ghiacciato. O una Barbera. O un Timorasso, che è un rosso travestito da bianco — come dicono quelli bravi — e che io bevo semplicemente perché mi piace, senza dover costruire una narrativa intorno.
Mentre mastico, da nostalgico sognatore quale sono, immagino che davanti a me passino donne con le gonne lunghe e i tacchi alti. Vertigine.
Poi finisce il bicchiere, finisce la rosetta, e tutto torna al suo posto.
Ma quei dieci minuti lì — quelli sono miei.
di Luca Scainelli – Errante del Gusto
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