Barattolo di vetro con chicchi di caffè tostati interi su piano di ardesia nera

Sta per nascere qualcosa

Da qualche mese lavoro a una cosa di cui non ho ancora scritto una riga qui.

Non è un sito nuovo. Non è un libro. Non è un ristorante — quello no, state tranquilli.

Qualche scena, intanto, senza dirvi di cosa parlo.

C’è una persona che da tre giorni si annusa il polso sinistro ogni quattro ore e mi dice un numero da zero a dieci. Non sa nemmeno cosa sta valutando: gliel’ho servito in cieco. Le righe notturne mancano, perché dormiva. Le ho stimate io.

Prima di ogni sessione apro un barattolo di chicchi di caffè interi e ci metto il naso dentro. Serve ad azzerare. Quel barattolo non si usa per il caffè, mai, e in casa lo sanno.

Ho comprato un termometro a infrarossi per misurare una cosa che di solito si mangia e basta. Ho passato una sera a leggere il cartello degli ingredienti di una catena di fast food cercando una parola sola.

Da un fruttivendolo qui vicino l’ho trovato in una cassettina con scritto sopra soltanto il colore. Nient’altro. Nessun nome, nessuna provenienza. È l’unica cosa al mondo che tutti comprano e nessuno chiama per nome.

E poi la parte che mi diverte di più: se cercate su Google una certa domanda, l’intelligenza artificiale risponde citando una cosa che ufficialmente ancora non esiste. Esistiamo già per le macchine. Manca solo che lo diciamo agli umani.

Un indizio, e chiudo: se dopo vi sedete vicino a me, ve ne accorgete.

di Luca Scainelli – Errante del Gusto

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