Scusate, ma il turismo di massa è un fallimento (anche economico)
Il paradosso del turismo di massa: quando la quantità distrugge la qualità

La falsa economia del turismo di massa
Esiste un’illusione collettiva secondo cui più turisti significhino automaticamente maggiore prosperità. La realtà è più complessa. Il turismo di massa tende ad attrarre visitatori con capacità di spesa limitata, che cercano esperienze standardizzate a basso costo. Questi flussi generano certamente movimento economico, ma spesso di qualità scadente: pernottamenti in strutture economiche, consumi rapidi e superficiali, scarso interesse per l’artigianato locale o per esperienze culturali autentiche.
Nel caso di Roma durante il Giubileo, osservo direttamente come grandi numeri non si traducano necessariamente in benefici proporzionali. I costi sociali ed economici nascosti sono enormi: degrado accelerato del patrimonio artistico, necessità di servizi pubblici straordinari, pulizia intensificata, sicurezza rafforzata. Nel bilancio finale, la città sopporta oneri strutturali crescenti per gestire flussi che lasciano meno di quanto consumano in termini di risorse urbane.
La desacralizzazione dei luoghi
Rifletto sulla montagna notando un aspetto essenziale che trascende l’economia: la perdita del significato intrinseco dei luoghi. La montagna rappresenta storicamente uno spazio di elevazione, non solo fisica ma spirituale. Richiede preparazione, rispetto, un certo grado di umiltà di fronte alla natura. Quando viene trasformata in un bene di consumo di massa, accessibile a chiunque “in ciabatte” grazie a infrastrutture che ne annullano la sfida, perde la sua anima.
Il caso Bergamo Città Alta: dal Grand Tour al “Mordi e Fuggi”
Prendiamo l’emblema di casa nostra: Bergamo Città Alta. Ormai famosa nel mondo, ma a che prezzo? Un tempo ci salivi per respirare la storia tra le pietre millenarie e il silenzio dei chiostri; oggi rischi un corso accelerato di equilibrismo tra un trancio di pizza tiepida e un selfie compulsivo sul muretto delle Mura.
Grazie alla benedizione dei voli low-cost a due passi da casa, siamo passati dai viaggiatori colti ai “viaggiatori del check-in rapido”. Arrivano, consumano i gradini di Piazza Vecchia come se fossero la gradinata di un centro commerciale, scattano la foto di rito a un polentone (magari di plastica) e ripartono convinti di aver “fatto” la Lombardia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: affitti che espellono i residenti per far posto a letti a castello e botteghe storiche che chiudono, sostituite dall’ennesimo distributore automatico o da negozi di souvenir prodotti in serie. Un successo mondiale, dicono i dati. Sì, il trionfo del nulla travestito da evento permanente.
Il paradosso della promozione turistica
Qui arriviamo al punto centrale: le amministrazioni locali e nazionali continuano a promuovere i luoghi come se il successo si misurasse solo nel numero di “teste” che varcano un confine o un tornello. Ma quando una località supera la propria capacità di carico, la qualità dell’esperienza crolla drasticamente. Il turista consapevole, quello che porta valore reale e rispetto, fugge davanti alla folla e al degrado. Resta la massa, che consuma il luogo finché non diventa irriconoscibile, per poi spostarsi verso la prossima destinazione “di tendenza”.
Verso un turismo consapevole
Proteggere un territorio significa avere il coraggio di limitarne l’accesso. Non è una questione di elitismo, ma di sopravvivenza dell’identità. Modelli come quello del Bhutan, che impone tariffe giornaliere elevate, o l’accesso contingentato ad alcune isole e sentieri, dimostrano che l’autenticità, il silenzio e la bellezza sono risorse fragili. Se vogliamo salvarle, dobbiamo smettere di venderle all’ingrosso.
Conclusione
Se il valore di un territorio è misurato solo in termini di flussi e fatturati, continueremo a distruggere ciò che pretendiamo di valorizzare. Se invece riconosciamo che il valore risiede nella preservazione del carattere e dell’identità, allora meno può davvero significare più. Il coraggio di dire “no” all’ipersfruttamento turistico è la più efficace strategia di valorizzazione a lungo termine.
di Luca Scainelli – Errante del Gusto
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