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Vignola in Tavola. Che bello sentire delle ottantenni disquisire sulla morte davanti a tigelle, salumi e Lambrusco

Ristorante a Vignola, provincia di Modena. Atmosfera da “ultima cena” ma in versione emiliana, quindi con il triplo delle portate e zero drammi esistenziali. Sono sempre dalla parte di Paracelso che consigliava di nutrirsi di tutto senza esagerare.

Un gruppo di signore ottantenni discetta sul senso della vita tra una tigella e l’altra, come se Heidegger avesse scritto “L’essere e il gnocco fritto”. La scena mi catapulta ai tempi della giovinezza, quando il mondo era diviso in modo chiaro: maschi da una parte, femmine dall’altra, come nei bagni pubblici ma con più Lambrusco.

Oggi il tavolo è tutto al femminile. Le signore, impeccabili come sciure milanesi trapiantate in Emilia, dominano la scena. I piatti si svuotano con una velocità che neanche al pit stop della Ferrari. Le cameriere sfrecciano come droni impazziti ma con più personalità: agili, simpatiche, probabilmente dotate di roller nascosti sotto le scarpe.

Lasagne, tagliatelle, borlenghi: piove cibo. Nell’aria, un bouquet olfattivo di tartufo e ragù che farebbe convertire un vegano.

Una signora racconta: “faccio gli esami una volta all’anno ad agosto” – strategicamente lontano da Natale e Pasqua, quando anche i valori del sangue si mettono in modalità festa. Il medico, con tono profetico: “Mangi meno, avrà esami più belli.”

Esami più belli? Che faccio, li incornicio? Li mando alla Biennale? “Guarda che trigliceridi _esteticamente piacevoli_ che ho quest’anno!”

Poi mi prescrive la magnetoterapia. Gli chiedo candidamente: “Dottore, ma almeno mi allunga la vita?”

“No.”

Perfetto. Quindi diventerò un cadavere magnetico. Ma almeno con gli esami belli.

©2026 Luca Scainelli

di Luca Scainelli – Errante del Gusto

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