Fette biscottate Pintaudi: la colazione che si prende sul serio
C’è un punto in cui la fetta biscottata smette di essere un compromesso e diventa una scelta. Quella Pintaudi ci arriva.
La cottura è il discrimine: siamo oltre la biscottatura standard, quasi una triscottatura alla Camporelli — quel livello di croccantezza che non lascia dubbi, che non si piega, che suona. La crosta è saporita, non neutra come vuole il genere. Inzuppata nel latte o nel caffè tiene la forma il tempo giusto, poi cede con dignità.
Il salto di categoria vero è nell’uso alternativo: spalmate di salsa piccante, crema ai carciofi, gorgonzola originale, diventano un aperitivo credibile. Non un ripiego. Una scelta.
Ha, dentro la scala che uso — venti punti per quello che si beve o si mangia senza rimpianti, sessanta per quello che non si dimentica — le qualità di chi merita cinquanta. Non è poco.
Costa un euro più delle Gentilini, che sono già buone. La soddisfazione, però, è almeno doppia.
di Luca Scainelli – Errante del Gusto
Quintessenza
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