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Basta con il chilometro zero, il cibo deve essere fatto bene, possibilmente buono.

Cosa me ne frega del Km 0, vorrei non si utilizzassero prodotti liofilizzati o brodi allungati con acqua, dolci fatti senza burro, senza zucchero, senza farina.

Vorrei trovare il sapore del prodotto che sto consumando senza sentirmi in colpa, voglio mangiare uova tutti i giorni e bere vino sempre, le acciughe, su uno strato di burro saporito e profumato, oppure su degli spaghetti, dopo che le ho fatte sciogliere in olio, pane e peperone crusco sbriciolati e fatti imbrunire a fuoco lento, insomma voglio vivere di piccoli attimi di felicità, - la vita va presa a bocconi -, e ogni volta potrebbe essere l'ultimo, nessuno lo può sapere in anticipo; certo sarebbe bello, raccontare dall'aldilà, "stavo mangiando: un piatto di lasagne alla bolognese, un maialino alla brace con patate al forno, peperoni alla piemontese, carote e zucchine al vapore, tracannando Lambrusco ghiacciato di colore rubino con quella spuma dalle sfumature violacee": e sono morto.

Preferisco mangiare una melanzana, che ha origini indiane/cinesi, coltivata chissà dove ma saporita, tosta, virile piuttosto di una (coltivata?) dall'agriturismo fuori casa.

Visto che per crescere ha bisogno di un clima mite, come potremmo pretendere, per esempio, di mangiare un parmigiana a Gennaio in un meraviglioso agriturismo che vi hanno consigliato gli amici - quelli che sono specializzati in "agriturismeria", "oggi siamo anche tutti intenditori di vino". Sulle strategie di guerra sappiamo tutto, senza parlare del meteo.

Faccio sempre un esempio: se siete a mangiare in trenta persone, costine di maiale, e pensate di essere di fronte al km 0 fate due conti, - ammesso che nell'aria appena prima di entrare nel locale vi sia arrivato al naso quel fetore di porco - segnale evidente di presenze suine -.


Il Maiale mediamente ha sedici costole, questo significa che per accontentare gli astanti, pensando che di solito io mangio 4/5 costine, servirebbero sette maiali.

Come vedete i conti non tornano perché se il giorno dopo arrivasse un'altra compagnia di carnivori, al massimo si dovrebbero accontentare di altra parte del suino di cui, come si usa dire "non si butta via nulla", ma le costine sono finite. Ma quell' agriturismo è famoso perché, "dicono" sono specializzati in costine, ma allora non sono specializzati nell'allevamento del maiale bensì nel somministrare un prodotto che di sicuro non cresce li fuori. Avranno un fornitore che nel migliore dei casi consegnerà con un veicolo a gasolio.


Questo esempio può essere applicato a molti prodotti della tavola, poi c'è un altro fatto: prendiamo le pere che vengono per 80 per cento dell'Emilia Romagna, come facciamo? Andiamo tutti in massa nei pereti a staccare con le nostre mani i frutti saporiti? Se poi capita che ci andiamo tutti nello stesso giorno provochiamo code che aumentano il demonio, la CO2 e siamo punto e a capo con il rischio di finire come prima notizia sui tiggggi.

Non potrei rinunciare alla pera, frutto preferito dell'arte erotica per la sua forma di corpo femminile, contiene vitamine e iodina. L' insalata di pere tagliate sottili con crescione fresco - quello inglese non romagnolo che si chiama anche cassone - noci spellate è una maniera interessante di dare inizio a una cena amorosa, tra le altre cose perché si può mangiare con le mani e ha un' aroma buonissimo. Come insegna Isabel Allende in uno dei suoi libri che ho preferito.


Quando vado al ristorante non mi interessa da dove arriva la materie prima, valuto quello che arriva nel piatto, chi me lo porta se è premuroso e, cosa importante, come guarda quello che c'è nel piatto, penso: "mangerebbe quello che mi sta servendo?" Spesso vedo facce schifiate e mi metto in modalità "allerta uno", anche quando cerco di bere un buon caffè al bar.

Se la materia prima è di ottima fattura si può solo rischiare di rovinarla, mi interessa il metodo e le tempistiche della cottura, il tipo di sale utilizzato - il migliore è quello integrale marino - dolce e non amaro come quello iodato che altera i sapori, il fornitore dell'olio extravergine e via di questo passo.


"Da una parte potremmo dire : chi crede in maniera indefessa al km 0 ignora i complicati assetti geopolitici e poi vuole salvare il mondo dall'incessante e inquinante via vai delle merci. Oppure: ma perché non lo coltiviamo noi questo o quel prodotto? Abbiamo tutto, sole, acqua, aria pulita, materia prima, mare monti, quindi che ci vuole? Si, è vero, ma credo che la difesa del km 0 non nasca da ragionamenti molto sofisticati, è solo una manifestazione dell'egoismo che ci caratterizza e che, siccome ci inquieta, tentiamo di nascondere con nobili abiti da parata".

Come giustamente scrive Antonio Pascale sul Foglio.

©2023 Luca Scainelli

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