Trattoria Al Pompiere Verona

Dove mangiare a Verona

Devo attraversare il ponte, sul fiume Adige lungo quattrocentodieci chilometri, alcuni dei quali li utilizza per bagnare questa città meravigliosa, passo davanti alle Acciaierie di Verona, seguo la strada che mi porta a sinistra e dopo aver passato la piazza del cimitero ritorno a passare sopra il fiume per intravedere, davanti a me, l'inizio della zona pedonale. Parcheggio in semi-divieto e mi incammino verso la trattoria che ha un nome curioso.

Al Pompiere, proprio in una zona molto accogliente, ricca di storia e piena di negozi sberlucenti, tipo feste di Natale.

Si chiama in questo modo non perché è dedita allo spegnimento del fuoco ma perché, mi racconta il gentil cameriere, sia stata aperta molti anni fa da un pompiere che dopo essere andato in pensione si è dedicato alla culinaria e le gestioni che si sono succedute non hanno mai cambiato il nome.


Tiro la porta che si apre senza fare resistenza, l'ambiente mi piace subito, è il tipo di locale che prediligo. La luce esce da lampade a falde larghe che dissipano la luce sui tavoli. Le bambole che scendono dal cielo mi piacciono, ne ignoro il motivo ma è cosi. Il pavimento è blu cobalto uniforme e senza fughe, mentre i tavoli ricoperti da tovaglie quadrettate e declinate di tinte verdi, sono circondate da sedie dall'indole rotondeggiante e avvolgenti. I piatti rotondi e bianchi danno sollievo, tutto è apparecchiato con il senso per le proporzioni che danno benessere.

Per primo mangio dei tagliolini al tartufo nero di Toscana, a differenza di quello bianco per i miei gusti il tartufo nero andrebbe cotto e non grattugiato a crudo sulla pasta perché non sento il profumo e nemmeno il sapore.

Aperta nella prima metà del secolo scorso, la trattoria è nata come semplice osteria per mano di un pompiere andato in pensione

Cerco conforto nei formaggi che mi vengono serviti con mostarda, marmellata di cipolle e miele. Il Monte Veronese mi piace, profumo e sapore di latte, il formaggio di capra fresco è curioso, quello di capra stagionato con incorporato grani di pepe mi soddisfa sprigionano sapori che si rincorrono senza darsi fastidio.

Proseguo con il Bagos, formaggio prodotto nelle zone di Brescia con l'aggiunta di zafferano.

Chiudo, come da mia richiesta, con un erborinato che si materializza con uno dei migliori, lo Stilton che non tradisce.

Il pranzo si conclude con una gradita sorpresa: "Sugolo" con crema pasticcera, una gelatina al sapore di uva fragola che ti sembra di schiacciare con la lingua un acino contro il palato.

Chiudo con un cognac tiepido/umanizzato

Andarci vi renderà felici

©2021 Luca Scainelli