Margherite Iperal, la frolla vale più del ripieno
Le compro senza aspettative. Sono le margherite a marchio del supermercato, due euro e novantanove per duecento grammi, quelle che finiscono nel carrello perché costano poco e riempiono il vassoio.
La frolla mi smentisce alla prima. È saporita, friabile, morbida: si rompe sotto i denti senza sbriciolarsi in polvere, e resta il gusto pieno di un biscotto fatto con qualcosa dentro. Non me l’aspettavo. L’etichetta dà una spiegazione: burro al 10,7%, uova, miele nell’impasto. Non è una frolla tirata via.
Poi arriva la farcitura, ed è lì che il biscotto si ferma. Non ha molto sapore. Cambia il colore — rosso cupo la ciliegia, arancione l’albicocca — ma non il gusto: passo dall’una all’altra e mi arriva la stessa cosa, dolce e neutra. L’etichetta spiega anche questo. La farcitura pesa il 40% del prodotto finito, la purea di frutta si ferma al 20%. Metà ripieno è frutta, l’altra metà sciroppo di glucosio-fruttosio e zucchero. Il colore lo mette la purea, il volume lo mette lo sciroppo, e lo sciroppo non sa di niente.
Il conto torna anche nei numeri: trentadue grammi di zuccheri su cento, contro due grammi di fibre. Un biscotto da colazione o da pausa, non da fine pasto.
Voto 30 — L’Equilibrio Sospeso. La base è migliore del prodotto che la contiene. Una frolla così meriterebbe un ripieno che le tenga testa; qui invece resta appesa a una farcitura che fa scena e non fa sapore. Si mangiano volentieri e si dimenticano in fretta.
di Luca Scainelli – Errante del Gusto
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