Lionello, Milano: la pizza più bella che ho mangiato male
Quante volte mi sentite parlare di temperatura del forno, di ingredienti, di passione per il proprio lavoro. Ecco, teniamo a mente questa premessa: servirà.
Milano, una serata d’estate. L’Ordine della Margherita — per chi non lo sapesse, un gruppo di appassionati di buon cibo che periodicamente si ritrova per assaggiare una pizza e scambiare quattro chiacchiere fuori dal solito giro — sceglie la pizzeria di Lionello, in via Friuli 46.
Arriva la margherita ed è, bisogna ammetterlo, bellissima. Cornicione gonfio, leopardature al punto giusto, basilico disposto con la cura di chi sa che qualcuno la fotograferà. Una pizza che nasce già pronta per Instagram. Peccato che io fossi lì per mangiarla.
Perché al primo morso il pomodoro e la mozzarella non convincono: anonimi, senza carattere, due comparse che si limitano a esserci. E sotto quel cornicione fotogenico l’impasto è scarso di cottura, in alcuni punti proprio crudo. La temperatura del forno — ricordate la premessa? — non era quella giusta. Il bello è che il cornicione, colorito e abbronzato com’era, raccontava tutta un’altra storia. Bravissimo attore.
Nel frattempo l’acustica del locale faceva il resto: a un metro di distanza ci si intendeva a gesti, come sott’acqua. L’Ordine della Margherita si è ritrovato a scambiare quattro chiacchiere per lo più a sopracciglia alzate.
Poi arriva il conto: pizze anche da 18 euri, che non sono quisquiglie. A quella cifra non compro una fotografia, compro una pizza. E la differenza, purtroppo, si sentiva tutta.
di Luca Scainelli – Errante del Gusto
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