Mercosur. Il punto di vista dell'amministratore delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia spiega l'odio di Ursula Von der Leyer per l'agricoltura europea.
- luca scainelli
- 4 giorni fa
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Il tema Mercosur è molto complesso. Per chi ha poco tempo e voglia di informarsi basta leggere cosa dice un protagonista della filiera nostrana per capire che ancora una volta si sta facendo la cosa sbagliata.

La verità è una sola e tutti i recenti avvenimenti lo dimostrano: al di là delle dichiarazioni forzate di circostanza espresse con un cinico sorriso ed una inappuntabile pettinatura, la Presidente Von der Leyen aveva (nella scorsa Commissione) ed ha (ancora oggi) un unico obiettivo: smantellare il sistema agricolo ed agroalimentare europeo che considera chiaramente un inutile e fastidioso fardello. Ciò in controtendenza a tutte le grandi potenze del mondo (dagli Usa alla Cina) che alla luce dei disordini geopolitici globali, considerano la sicurezza alimentare una priorità assoluta da presidiare, la Presidente della Commissione non perde occasione per minare alla base la produzione agroalimentare del nostro continente rendendoci sempre più dipendenti dalle importazioni da altre aree del mondo o da futuri scenari di alimentazione artificiale in cui quelli che sembra sempre più considerare fastidiosi e pretenziosi contadini escono di scena una volta per tutte.
Dove non è riuscito il suo fido braccio destro Timmermans (vicepresidente plenipotenziario della passata Commissione), la Presidente ora ci riprova, annunciando il più grave tentativo di taglio alla Politica agricola comune mai proposto nel bilancio pluriennale da quando esiste l'Unione europea. Ma come, si dirà? Proprio ora che vi ha ridato i 90 miliardi tagliati alla PAC? In realtà questa fondamentale reintegrazione delle risorse della PAC sono frutto solo dell'ultimatum postole dal Governo italiano e dalla nostra Presidente del Consiglio che le hanno efficacemente fatto capire che non ci sarebbe stata altra scelta possibile. E comunque, la reintegrazione delle risorse dovrà ora passare da quella tecnocrazia recalcitrante ed ideologizzata che ignora il volere degli stessi Commissari prendendo ordini diretti solo dal suo Gabinetto (alla faccia della collegialità della Commissione sancita dai trattati). La lettera con cui la Von der Leyen consente di reintegrare le risorse dovrà infatti essere ora trasformata in un testo legale vincolante ed inoltre saranno in ultima analisi i singoli stati membri a decidere se far arrivare o meno queste risorse alla propria filiera agricola. E non tutti i Paesi sono in questo lungimiranti come l'Italia che ha già messo gli agricoltori al centro.
E poi c'è la questione del Mercosur. Un accordo che poteva essere una grande opportunità geopolitica e che invece la presidente Von der Leyen ha reso penalizzante con la sua sortita e firma notturna in Brasile lo scorso anno (dopo 25 anni di negoziati aveva bisogno di chiuderlo in un solo giorno?) per la filiera agricola ed agroalimentare e per i cittadini europei. Partendo da questi ultimi, l'accordo è stato firmato senza vere garanzie di reciprocità. In Brasile il 37,8% dei pesticidi utilizzati sono vietati in Europa ma molti di questi non solo possono essere usati per i prodotti Brasiliani esportati in Europa ma vengono anche tollerati come residui in questi prodotti mettendo a rischio la salute dei consumatori europei. Questa mancanza di reciprocità è quella che consente ad un'azienda come la Bayer di produrre in Europa, sostanze il cui utilizzo è da noi vietato, esportarle in Sudamerica e da li farle rientrare con i prodotti agricoli destinati al consumatore europeo. Altro inaccettabile aspetto sono i controlli inadeguati alle frontiere Ue: in media solo tre prodotti su 100 che entrano in Europa vengono effettivamente controllati. Questo significa che le dichiarazioni di conformità dei prodotti importati sono solo mere dichiarazioni di buona volontà e soprattutto gestiti in porti-buchi neri come Rotterdam il cui business è fare entrare senza controlli ciò che dalle altre parti viene maggiormente verificato.
Ma si dirà: ormai è tardi per rimediare. Assolutamente no. È ancora possibile inserire misure di controllo unilateralmente da parte della Ue ad accordo chiuso proprio come ha chiesto l'Italia all'ultimo Coreper (riunione a Bruxelles dei rappresentanti permanenti degli stati membri) come garanzia: l'immediata introduzione di regolamenti che pongano fine a tale situazione e che vietino l'importazione di tutti quei prodotti in arrivo da tutto il mondo contenenti sostanze senza alcuna tolleranza vietate in Europa. Altra richiesta italiana è stata l'immediato significativo aumento dei controlli alle frontiere e l'ampliamento delle strutture deputate a farli. Vedremo se queste misure, su cui il nostro Paese farà battaglia e mai piaciute a tedeschi ed olandesi, la Presidente della Commissione le consentirà. Rispetto agli altri ovvi negativi effetti dell'accordo sugli agricoltori e sull'intera filiera agroalimentare, l'intervento del Governo italiano ha consentito last minute l'introduzione di una clausola di salvaguardia più efficace (modificando dall'iniziale 10 al 5% il livello di abbassamento dei prezzi agricoli conseguente alle importazioni necessaria a far scattare il temporaneo blocco dell'import). Non dimentichiamo inoltre a danno delle nostre filiere la concorrenza di prodotti ottenuti senza alcun rispetto di norme ambientali e di lavoro etico paragonabili a quelle esistenti nella Ue. E allora anche qui la presidente Von der Leyen si dichiara disponibile a rimediare? Faccia allora passare la normativa europea sull'origine obbligatoria in etichetta che, come Filiera Italia e Coldiretti, chiediamo da sempre per mettere il consumatore in condizioni di scegliere. Solo così il Mercosur non si trasformerà in MAR-COsur, cioè in un accordo a favore della sola tedesca che probabilmente la Von der Leyen ha in mente sin dall'inizio.
Luigi Scordamaglia
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