Leonardi — Condimento Balsamico “Il Patriarca” Gran Riserva Serie 30 (30 travasi), 100 ml
50
/60
🍽️ Retrogusto
Eccellenza di Carattere

Leonardi — Condimento Balsamico “Il Patriarca” Gran Riserva Serie 30 (30 travasi), 100 ml

Assaggio: 17/09/2014
Produttore: Leonardi
Negozio: Azienda Agricola Leonardi Giovanni
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Verso il taglio della luce è castano scuro, quasi nero, ma sul bordo del cucchiaio si apre in un’ambra rossa. Cola lento. La colatura si richiude su sé stessa e lascia una velatura che resta sul vetro. Densità alta, non gommosa: si stacca ancora dal metallo.

Al naso arriva prima il mosto cotto, poi il legno. Fico secco, prugna cotta, un fondo di zucchero scurito che non è caramello bruciato. L’acetico c’è ma sta sotto, non punge le narici. Non trovo volatili aggressive né la punta chimica dei balsamici allungati.

In bocca è dolce all’attacco, acido al centro, chiude lungo. La densità riempie il palato senza appiccicare. Il legno si sente in coda, asciutto, con un amaricante leggero che tiene insieme lo zucchero. La persistenza è la cosa migliore: resta un minuto abbondante, e resta pulita.

Cosa c’è dentro. Ingrediente unico: mosto d’uva acetificato. Niente aceto di vino, niente caramello E150d, niente addensanti. È la composizione del Tradizionale, non quella dell’IGP. La differenza con l’ABTM DOP non sta nel liquido ma nella certificazione: il Consorzio del Tradizionale concede il sigillo a un numero limitato di bottiglie l’anno, e molti produttori storici imbottigliano il resto come “condimento”, che non passa dalla commissione d’assaggio. “30 travasi” è l’unico modo legale per dichiarare l’età fuori dalla DOP: trenta rincalzi in batteria, uno per anno. La casa lo presenta come trent’anni in botti di legni diversi. Uve trebbiano e lambrusco, cottura a fuoco diretto, Magreta di Formigine — dentro la zona storica.

Sul TMC. 31-07-2024, due anni oltre. Su un prodotto con questa acidità e questa concentrazione zuccherina non significa niente: è microbiologicamente inerte, e il Tradizionale DOP infatti non ha obbligo di termine minimo. In bottiglia chiusa non evolve nemmeno in meglio — senza scambio d’ossigeno l’invecchiamento si ferma. L’unica cosa attesa è un fondo di zuccheri cristallizzati.

Punteggio: 50/60.

Difetti non ne trovo. Composizione pulita, densità piena senza gomma, acidità sotto lo zucchero ma presente, persistenza lunga e pulita. Su questi parametri non c’è niente da correggere, e togliere punti sarebbe pretestuoso.

I dieci che mancano li tengo per l’identità. I balsamici ben fatti si somigliano, e la ragione è la batteria: è un livellatore. Trent’anni di rincalzi convergono verso lo stesso profilo perché a decidere è la procedura, non la mano. Chi lavora bene arriva dove arrivano gli altri che lavorano bene. A quest’età il margine di distinzione sta nella scelta dei legni e nel grado di riduzione del mosto, e qui nessuna delle due si legge in modo netto: il legno c’è, in coda, asciutto, ma non dichiara quale.

Resta un punto minore. “30 travasi” è un’età dichiarata dal produttore, non verificata. Fuori dalla DOP nessuna commissione la conferma. Non è un difetto del liquido — la scelta di imbottigliare come condimento dipende dai contingenti del Consorzio — ma su una scala dove 50 è quasi in cima, la parola del produttore vale meno del sigillo.

di Luca Scainelli – Errante del Gusto

Quintessenza

Il punteggio va da 20 a 60. Scopri il sistema di valutazione nell'archivio editoriale di Errante del Gusto.

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