Da Michele Bergamo: il prodotto c’è, l’anima no
La pizza che si presenta da sola
Togliere la posizione, la storia, i numeri. Rimane la bontà, che è l’unica cosa che mi interessa davvero.
Da Michele a Bergamo è una pizzeria che ha costruito il proprio nome partendo da lontano. Uno di quei posti che non ha bisogno di presentarsi — ci pensa il cartello, il brand, la coda. Oggi ho assaggiato tre pizze: bufala, calzone, salsiccia e friarielli con provola di Agerola.
Pizza formato maxi (e piatto troppo piccolo)
La pizza sborda dal piatto — devo girarla su se stessa per tagliarla. La provola si sente, non ricercatissima ma è quella segnalata nel menù. I friarielli sono saporiti, il pomodoro pure. La mozzarella è decente. Il cornicione ha le bruciature giuste, la cottura a legna fa il suo lavoro.
Guanti, catena e poca anima
Il servizio con i guanti, non tutti li portano. Veloce, anonimo. Lavoro a catena senza anima. Vai, mangi, paghi e arrivederci — quasi ti hanno fatto un piacere.
Buona, ma con il freno a mano tirato
Negli ultimi vent’anni anche a Bergamo il livello delle pizze è migliorato molto. Non tutte al top, ma ci sono molti ragazzi che si buttano cercando di ritagliarsi uno spazio. Questo è uno di quei posti dove il prodotto regge, il contorno no.
Il morso finale (senza entusiasmo)
Non è di certo un posto per cui mi strapperei i capelli — che non ho.
di Luca Scainelli – Errante del Gusto
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