Quella volta che Torino mi ha convinto che il cioccolato non è roba da supermercato
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Estasi e Rarità

Quella volta che Torino mi ha convinto che il cioccolato non è roba da supermercato

Assaggio: 31/01/2023
Produttore: Odilla Chocolat
Negozio: Odilla Chocolat Torino
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Il cioccolato artigianale Torino lo produce da secoli, con quella calma ostinata delle città che sanno di avere ragione e non sentono il bisogno di dimostrarlo ogni cinque minuti. Se arrivi in città e non ti fermi in almeno una bottega storica, stai sbagliando tutto. Io lo sapevo già. Eppure ogni volta che ci torno mi faccio sorprendere lo stesso, come se quella conoscenza teorica non riuscisse mai a prepararmi davvero all’impatto pratico. Torino ha questo difetto: funziona meglio dal vivo.

Odilla Bastoni: cioccolato artigianale Torino senza fronzoli

Odilla Bastoni — Bottega Storica, via del centro — è uno di quei posti dove entri convinto di fare un giro veloce e usci mezz’ora dopo con un sacchetto in mano e la vaga sensazione di aver preso una decisione importante. Non è una di quelle cioccolaterie che ti accolgono con il sottofondo jazz e la luce soffusa pensata da un interior designer. È una bottega. Nel senso antico della parola: un posto dove si lavora, si espone, si vende. Senza scenografia.

La vetrina è già una dichiarazione d’intenti. Non ti urla addosso, non ha la tavoletta da 200 grammi con la foto del cacao in copertina e la storia del produttore in sei lingue sul retro. Ha il prodotto, e basta.

Il bancone: ordine militare con anima

Il bancone è una di quelle visioni che ti fermano. Teglie ordinate, cioccolatini disposti con una cura che ha qualcosa di militare ma non di freddo, cartellini scritti a mano con nomi che sembrano quasi scuse per la semplicità dei concetti: Kumquat e Canella. Caffè. Lampone. Nomi diretti, senza fronzoli, che ti dicono esattamente cosa aspettarti. E quello che ti aspetti, puntualmente, arriva. Non è scontato come sembra.

Dietro quella semplicità c’è una scelta precisa: non stupire con l’ingrediente esotico, non inseguire la tendenza del mese. Fare bene le cose che si conoscono. Nel panorama del cioccolato artigianale Torino ha prodotto nel tempo entrambe le scuole di pensiero — quella dello sperimentatore e quella del custode — e Odilla appartiene chiaramente alla seconda.

Kumquat e cannella: diffidenza sana, risultato onesto

Ho assaggiato il kumquat e cannella con quella diffidenza sana che si deve avere verso gli abbinamenti citrus-spezia nel cioccolato al latte. Troppo spesso diventano una gara a chi sa fare la cosa più stramba, dove l’originalità dell’idea copre la mediocrità dell’esecuzione. Qui no. L’agrume è presente, riconoscibile, ma non urlato. La cannella è una nota di coda che arriva quando hai già quasi finito di masticare — non ti aggredisce, ti accompagna. Elegante senza volerlo sembrare, che è la forma più genuina di eleganza.

La shell in cioccolato al latte è ben calibrata: né troppo sottile da rompersi male, né troppo spessa da coprire il ripieno. Equilibrio, appunto.

I Lego dell’alta pasticceria

I pralinati al caffè — quei cubetti scuri con la sferetta lucida sopra che sembrano quasi dei Lego dell’alta pasticceria — sono costruzione precisa: cioccolato fondente, ganache compatta, chicco glassato a ricordare di cosa si tratta. Nessuna sorpresa, nel senso buono: promessa mantenuta fino in fondo. L’amaro del fondente e l’amaro del caffè si sommano senza accavallarsi, restando distinti come due voci in un coro che sa quello che fa.

Il lampone — che si intravede nel cartellino tagliato della foto, quel “LAMP-” interrotto che sembra una battuta — l’ho lasciato per un’altra volta. Una buona ragione per tornare.

Il punto di Odilla

È questo il punto, credo. Odilla non ti sbatte in faccia la propria bravura. Non spiega, non perora, non ha una filosofia esposta in cornice sul muro. Ha il cioccolato artigianale. Torino, in fondo, funziona così: le cose buone non hanno bisogno di presentazioni. Le trovi, le assaggi, capisci. Il resto è chiacchiera.

Voto: 60/60 — Non è retorica. È che certi posti non lasciano margine di discussione.

di Luca Scainelli – Errante del Gusto

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