Linguine Limone & Pepe, o dell’arte di scrivere un nome sulla scatola e non metterlo dentro
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Linguine Limone & Pepe, o dell’arte di scrivere un nome sulla scatola e non metterlo dentro

Assaggio: 30/06/2026
Produttore: Le Specialità di Lorenzo il Magnifico PI
Negozio: Conad Clusone BG
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Lunedì, prato, trifoglio, e una busta di linguine che sul fronte gioca la carta rinascimentale: Lorenzo il Magnifico che ti guarda dall’ovale come se stesse per raccontarti un segreto di famiglia. Limone di Sicilia scritto a caratteri che occupano un terzo dell’etichetta. Pepe nero. Germe di grano. Sulla carta un piatto con del carattere.

Poi giri la busta e leggi il retro, che è dove i pacchi confessano sempre la verità che il fronte preferisce tacere.

Limone: 0,43%. E non parliamo di scorza, non di zest, non di limone vero — parliamo di succo concentrato in polvere, buttato dentro in una quantità che l’etichetta stessa si premura di tradurre per te, come se sapesse che qualcuno avrebbe controllato: equivalente a 12,5 grammi di limone per ogni chilo di semola. Fai la proporzione su un piatto da 100 grammi e ti resta in mano poco più di un grammo di limone. Un grammo. Per un prodotto che si chiama “Limone & Pepe” e che ha in etichetta la bandiera della Sicilia agrumaria sventolata come fosse un DOP.

Il pepe fa lo stesso numero: 0,43%, la stessa inezia, lo stesso pizzico che promette e non mantiene.

E quando i due protagonisti dichiarati in copertina pesano un decimale a testa, chi lavora davvero è la riga più discreta della lista ingredienti: aroma naturale, 0,43%. Che è poi la controfigura che il produttore manda sul set quando l’attore vero — il limone di Sicilia sbandierato fuori — è troppo caro o troppo instabile per reggere gli scaffali di un supermercato per mesi.

Il germe di grano, onestamente, il suo mestiere lo fa: 3,41% è una quantità che si sente, dà un fondo leggermente nocciolato, tostato, l’unica cosa in questa pasta che non è finta. Ma da sola non basta a giustificare il nome sulla scatola.

In cottura la pasta si comporta bene — tenuta discreta nei 5-6 minuti dichiarati, non sfalda, superficie ruvida che trattiene il condimento come dovrebbe fare una trafilatura onesta. Il problema non è mai stato l’esecuzione tecnica. Il problema è che assaggi, cerchi il limone, e lo trovi solo se lo vai a stanare con l’attenzione di chi sa già che non lo troverà. Il pepe è un ricordo. Il retrogusto è pulito, corto, e soprattutto dimenticabile — che per un prodotto che ha scommesso tutto il suo storytelling su due ingredienti aromatici è la sconfitta peggiore possibile.

Non è un pacco fatto male. È un pacco fatto per vincere sullo scaffale e arrendersi nel piatto.

di Luca Scainelli – Errante del Gusto

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