Il libro Errante del Gusto di Luca Scainelli sulla copertina
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Presentare un libro a Bergamo: il territorio degli amici

Nel 2025 ho pubblicato Errante del Gusto. Un libro che racconta il cibo e la vita a modo mio: senza fronzoli, senza sponsor, senza la riverenza che il settore solitamente pretende da chi ci scrive dentro. Trentacinque anni di forchette, calici e opinioni scomode condensati in pagine che qualcuno ha trovato interessanti — e qualcun altro, evidentemente, molto scomodo.

Quando un libro esce, la cosa logica è cercare luoghi dove presentarlo. E io, con quella che retrospettivamente chiamo una brillante ingenuità, ho bussato a qualche porta.

Il circolino che promuove il territorio (ma solo quello giusto)

Il Circolino di Città Alta si presenta come un circolo culturale. Nella pratica funziona come un ristorante che fa business con una patina di rispettabilità associativa. Niente di male, per carità — il modello è diffuso e rodato.

Quello che stona, però, è che sul loro sito promuovono esplicitamente il territorio. Il territorio bergamasco, la cultura locale, le eccellenze. E fanno presentazioni di libri — di autori pubblicati da Mondadori, ma anche di gente completamente sconosciuta, purché appartenga al cerchio giusto.

Ho scritto una mail educata. Ho spiegato chi sono, cos’è EDG, cosa contiene il libro. Ho chiesto se c’era la possibilità di organizzare una presentazione.

La risposta è stata un no netto. Secco. Senza nemmeno la cortesia di una motivazione.

Se promuovi il territorio e poi tagli fuori chi di quel territorio parla da decenni, chi ha costruito un progetto editoriale indipendente su cibo e vino bergamasco, chi ha pubblicato un libro che di quel territorio è almeno in parte un documento culturale — allora non stai promuovendo il territorio. Stai promuovendo il tuo giro. Il circolino, appunto. Nel senso più letterale del termine.

Non è una questione di ego ferito. È una questione di coerenza. E l’incoerenza, quando è così evidente, merita di essere nominata.

Le cantine: sì, ma porti la gente tu

Diversi produttori che conosco — e che conoscono EDG — hanno saputo del libro. Alcuni si sono detti interessati a ospitare una presentazione. Bene, ho pensato. Il territorio, insomma, risponde.

Poi è arrivata la condizione: ma il pubblico lo porti tu.

Mi sono fermato un momento a elaborare questa frase. Io dovrei portare il pubblico alla presentazione del mio libro, nella loro cantina, del loro vino, del loro territorio. Loro aprono le porte solo se arrivo con la folla già in tasca.

Fatemi capire: una cantina che ospita la presentazione di un libro sul cibo e il vino non ha interesse a che quella presentazione esista, indipendentemente da quante sedie si riempiono? Non è anche un’occasione per loro — per il loro brand, per il loro racconto, per il modo in cui si presentano al mondo?

A quanto pare no. Se porti gente, ti apriamo. Se no, arrangiati.

Il territorio come slogan

Il risultato pratico: nessuna presentazione in formato tradizionale. Il libro è uscito, ha trovato i suoi lettori, continua a girare.

Ma l’esperienza ha confermato qualcosa che nel settore sapevo già da tempo: il territorio, qui, non è un valore condiviso. È uno slogan. Chi lo abita davvero — chi ci lavora, ci pensa, ci scrive — se non è nel giro, non esiste.

Non è una notizia. Ma ogni tanto vale la pena dirlo ad alta voce.

di Luca Scainelli – Errante del Gusto

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