Yankee Stadium New York, campo da baseball con tifosi in primo piano

Yankee Stadium — baseball come esperienza

Il Bronx, 19 aprile. Yankee Stadium — 54.000 posti, la casa dei New York Yankees, uno degli stadi più famosi del mondo.

Il Bronx è raccontato spesso come il quartiere malfamato di New York — quello da evitare, quello che appare nei film come scenario di degrado. La realtà è diversa. I giardini pubblici sono pieni di scoiattoli di tutti i colori. Arrivano, ti guardano, se ne vanno come se niente fosse. Da noi, nei giardini pubblici spesso luoghi di degrado e sporcizia, al massimo puoi incontrare cani, gatti, topi. Qui la fauna selvatica convive con la città senza drammi.

Il tifo si sente. Ma ho l’impressione che sia il pretesto. Il pretesto per consumare birra, patatine fritte, panini, salsicce. Con un freddo cane la gente beve birre ghiacciate e caffè freddo come se la meteo non esistesse — come se il corpo americano avesse un termostato interno che ignora l’esterno.

Il baseball è uno sport spezzettato. Fatto di attimi che durano massimo trenta secondi, separati da lunghi momenti morti. Non è uno sport da guardare come il calcio — è uno sport da vivere, da commentare, da accompagnare con qualcosa in mano. Forse è per questo che il cibo è centrale. Non è un contorno — è parte dello spettacolo.

Mi sono immerso per un pomeriggio nello sport più americano che esista. Non ho capito tutto. Ma ho capito che non è la partita il punto — è l’esperienza intorno.

di Luca Scainelli – Errante del Gusto

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