Dei Sette Ponti si fa crogiuolo di bontà grazie alla pizza

Da Vittorio a Brusaporto, giacimento di bontà.

Quando voglio togliermi la voglia di pizza cerco posti come questo.

Negli ultimi anni anche qui al nord si è raffinata l'arte che mi piace definire alchimia, di lievitare farina, acqua, sale per deliziare i ghiottoni del disco più famoso del mondo.


Ho ricordi, per fortuna lontanissimi, di notti passate a rigirarmi nel letto nel vano tentativo di digerire un impasto che lievitava nel mio stomaco facendomi abbeverare fino al sorgere del sole, per poi maledire quelle mani, quel cervello, quella testa che aveva osato tanto, eppure per anni si sono mangiate quelle che venivano definite pizze, che in realtà erano solo dei tentativi mal riusciti.


La pizza deve regalare benessere già da quando la vedi arrivare fra le braccia del cameriere, può essere con il bordo alto, più bassa e croccante, una via di mezzo, la cosa importante è che sia ben fatta e dalla farcitura ricca di prodotti ricercati.

È notizia di questi giorni che il locale dove ho mangiato queste pizze ha chiuso ed è in vendita, la notizia curiosa è che l'alchimista Alessio Rovetta è andato a lavorare Da Vittorio a Brusaporto, giacimento di bontà.

©2021 Luca Scainelli