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Birra artigianale e biodiversità. Seconda parte: I.G.A. (Italian Grape Ale)

La prima birra legata al mondo del vino che fragorosamente irruppe sul mercato nel 2006

BIRRA
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Ho sempre trovato l’acronimo IGA ,cioè “Italian Grape Ale” troppo generico perché in teoria raggrupperebbe tutte le birre legate in qualche modo all’uva (grape) ma che poi in pratica viene identificato con l’utilizzo del mosto degli innumerevoli vitigni che coprono la nostra penisola.


Questo termine ebbe la sua consacrazione quando nel 2015 viene pubblicata la revisione della guida agli stili birrari del BJCP (Beer Judge Certification Program, l’autorevole organizzazione nata negli Stati Uniti nel 1985 con l’obiettivo di promuovere la diversità degli stili birrari, catalogarli e formare giudici-degustatori che potessero essere impiegati nelle competizioni birrarie. Grande merito di questa conquista va riconosciuto a Gianriccardo Corbo, all’epoca presidente di MoBI, il movimento dei consumatori di birre.


A dir la verità il legame tra il mondo delle birre e quello dei vini esisteva da anni senza che si pensasse a dargli un nome e inserirlo in uno stile. Ricordo infatti che il primo esperimento che vidi e assaggiai nacque da quel genio innovatore di Teo Musso, creatore dell’universo Baladin, che, verso fine anni 90, a Piozzo (CN), nell’ex pollaio della sua famiglia, adibito a prima cantina provvisoria fu una birra, poi mai messa in commercio, chiamata “Perbacco” da uve Nebbiolo.


La prima birra legata al mondo del vino che fragorosamente irruppe sul mercato nel 2006 fu la fantastica BB 10 per la quale lo straordinario birraio sardo Nicola Perra, birrificio Barley di Maracalagonis (CA) utilizzò la sapa (mosto cotto locale fino ad allora usato per farcire dolci tradizionali) di uve Cannonau dal vigneto di famiglia. Seguirono altri capolavori legati a sape di vitigni locali come il Nasco, la Malvasia e così via senza che le chiamassimo IGA. Da qualche anno Nicola ha aggiunto con gran successo, un nuovo filone di IGA caratterizzate dall’impiego di mosto fresco da uve aromatiche.


Un altro dei grandi protagonisti, Riccardo Franzosi che a Montegioco, nei colli tortonesi, ha creato birre monumentali utilizzando uve da vitigni locali come, ad esempio, la Croatina per la Open Mind e soprattutto il Timorasso, resuscitato dall’amico Walter Massa per la Tibir.


Come non citare il grande Valter Loverier che, a Marentino (TO) per il suo birrificio Loverbeer, solo per fare un paio di esempi, per le sue giustamente celeberate Beerbera e Nebiulina ha sapientemente utilizzato uve di Barbera e di Nebbiolo.


Ai giorni nostri, possiamo contare su un gran numero e soprattutto su una grande qualità di IGA. Trovate una mappatura sull’imprescindibile sito di Davide Bertinotti, microbirrifici.org 


Stile (Special) - Birre alla Frutta - Italian Grape Ale - IGA


Kuaska

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