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Al Gran Galà del Mais Spinato di Gandino

Profumo di cultura, storia e tradizione

Un’antica varietà di mais che arrivò nel borgo seriano di Gandino nel 1632 e che oggi, grazie ad un progetto di salvaguardia e valorizzazione, è stata riscoperta in tutte le sue qualità.


Cosa sarebbe: il baccalà, il gorgonzola, un brasato, le uova fritte, la salsiccia alla brace, un guazzetto di moscardini, ma potrei continuare, senza una buona polenta?


Questa la frase conclusiva dell'intervento che ho fatto, grazie all'invito da parte dell'organizzazione, durante il gran gala del Mais Spinato a Gandino, provincia di Bergamo per significare che la farina gialla che si trasforma in polenta è un alimento importante in queste zone.

Il mais che si coltiva qui è saporito e profumato, anche chi non ama particolarmente il mais trova giovamento nell'assaggiarlo.

Certi cibi hanno un valore identitario talmente forte da diventare simbolo di un popolo, di una comunità, di un luogo.

In tempi non troppo lontani l'appellativo "mangia polenta" nacque con una finalità derisoria, oggi, può diventare un orgoglioso segno identitario.

Qui a Gandino sono stati bravi a prendere un prodotto; diciamo povero, e trasformarlo in qualcosa di ricercato, di cui si può parlare a lungo e soprattutto ovunque, oltre al fatto di creare sinergie con altri territori ed arrivare, non tanto tempo fa, all' EXPO di Milano dove si è guadagnato molta visibilità, successivamente un altro progetto "network internazionale dei mais antichi", sempre con l'intento di fare gruppo.

Sono un consumatore quotidiano di biscotti, che faccio con il Mais Spinato di Gandino, ma si fanno anche le spinette, il gelato e la birra "scarlatta".

AL GRAN GALA' DELLO SPINATO

Sabato sera ore 19. Dalla temperatura non sembra Ottobre.

Salendo dal Lago di Endine, percorrendo la Valle Rossa: valle laterale di quella Seriana e zizzagando "fra boschi e vallidor" arrivo a Gandino le cui origini risalgono a prima del 500 A.C.. Parcheggio a pochi metri dalla tensiostruttura allestita per l'occasione e mi incammino tutto pimpante verso l'ingresso che scorgo non tanto lontano dall'ingresso della casa comunale. Ci sono pannocchie - quelle di Clemente - dappertutto sorrette da culmi dove anche le foglie si lasciano andare felicemente.

Sposto il lembo del tendone e metto la testa all'interno, vengo riconosciuto immediatamente da Lucia, che sprizza sorrisi come una bottiglia di spumante appena aperta; mi fa accompagnare al tavolo che scopro essere rotondo; incredibile a una sagra trovare tavoli che non siano panche mi sembra di sognare, il tavolo rotondo unisce, elimina le gerarchie e aiuta la condivisione di quello che si mangia e dei discorsi che girano più fluidi senza incontrare spigoli, anche i piatti sono solidi e non di cartone Bio: "mi dice Antonio": "abbiamo provato a mettere la polenta incandescente nei piatti biodegradabili ma dopo poco si sciolgono come neve al sole".

La pavimentazione è bella da vedere, fatta di compensato pressato che aiuta anche a coibentare il tendone che solitamente sono poco riscaldanti e avvilenti, qui due cannoni garantiscono il calore per tutte le trecento persone che si possono sedere comodamente a mangiar polenta, e non solo: vedo molte pizze passare: "ogni scusa è buona per consumare il disco di pasta più famoso" poi costine, baccalà, salumi e formaggi.

Quando arriva il vino scopro anche il bicchiere in vetro e ne sono contento perché anche il vino necessita di un contenitore all'altezza, visto che qui bevo quello di Girlan che in Alto Adige è un punto di riferimento per i vini bianchi: come il Sauvignon, Gewürztraminer, Chardonnay e, per chi riesce a trovarlo un Moscato Rosa che regala fragoline di bosco, rose e speziature da cannella.

Conversando al tavolo con Antonio, avverto tutta la passione e l'impegno che ci vuole per organizzare un evento come questo, dove, come mi sottolinea: "nessuno è profeta in patria".

Ho trovato i camerieri: gentili, preparati, maturi; con un ingrediente che spesso si da per disperso fra i giovani, la voglia di lavorare, che qui vedo impetuosa e garbata. Si sono dati da fare senza risparmiarsi.

Chiudo segnalando i fautori dell'evento in ordine sparso: Antonio Rottigni, Lucia Sorice, Roberto Savoldelli e Diego Fiori.

TUTTO QUESTO NON SAREBBE ACCADUTO SENZA I TANTI VOLONTARI CHE SI SONO SPESI SENZA RISPARMIARE ENERGIE.


©2022 Luca Scainelli



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